Geografie del cibo o estetiche del paesaggio? La rappresentazione degli agrumi nei resoconti di viaggio dell’Italia settentrionale

Che cosa rendeva un paesaggio “italiano” agli occhi di un viaggiatore del Settecento o dell'Ottocento? Oltre alle rovine classiche, alle tradizioni cattoliche e al mare azzurro, erano spesso i giardini di agrumi a segnare il confine simbolico tra il Nord Europa e il Mediterraneo.
Per questo motivo, l’Unità di Ricerca di Genova, in occasione del convegno internazionale "History, Geography and Archaeology of Citrus in Premodern Europe and the Mediterranean”, organizzato dal King’s College London a Genova (15 dicembre 2025) ha approfondito il ruolo degli agrumi come elementi iconici del paesaggio ligure e gardesano attraverso l’analisi delle fonti odeporiche raccolte nel Progetto.


Sorprendentemente, dalla ricerca effettuata sul WebGIS, sono emersi soltanto riferimenti testuali (poco più di 50), mentre non sono apparse vedute coeve raffiguranti agrumeti. Questo aspetto ha aperto un dibattito al convegno sulle motivazioni di questa discrepanza fra tipologie di fonti odeporiche. L’ipotesi più probabile che ne è uscita è la minore riconoscibilità rispetto ad altri alberi iconici quali il pino marittimo, la palma, il cipresso, l’olivo (le cui coltivazioni sono ben riconoscibili a distanza per il colore nettamente differente dal resto della vegetazione). Ciò avrebbe spinto i viaggiatori, nelle prime bozze dei loro acquerelli, ad annotare alberi più svettanti. Tuttavia, saranno necessari maggiori approfondimenti per confermare l’ipotesi o integrarla con altre motivazioni.


Stando alle fonti testuali, infatti, per molti viaggiatori l’incontro con aranci e limoni rappresentava un vero e proprio primo assaggio di mediterraneità. Scendendo dal Passo della Bocchetta verso la valle di Polcevera o arrivando a Savona da Cadibona, il paesaggio cambiava improvvisamente: alberi in fiore e carichi di frutti apparivano come un piccolo Eden rispetto all’aspetto aspro e talvolta cupo delle vallate “oltregiogo”. Località come Nervi (poco a est di Genova), definite da Alphonse Karr come una "terra promessa", venivano celebrate per il profumo inebriante degli aranci che avvolgeva le ville dipinte. Anche il Lago di Garda divenne noto, grazie a Goethe, come la "terra dove fioriscono i limoni" per eccellenza, con i suoi caratteristici pilastri bianchi delle limonaie che risalivano i pendii come gradoni monumentali.


Tuttavia, dietro l’immagine idilliaca del “giardino Mediterraneo”, le fonti scritte rivelano una realtà più complessa. Se da un lato gli agrumi erano il simbolo di un’eterna primavera, dall’altro rappresentavano una risorsa economica cruciale, ma fragile. Già nel XVII secolo, dalla Riviera ligure partivano navi cariche di limoni e aranci dirette in Francia, così come da quella gardesana partivano carri indirizzati agli stati tedeschi. Con il passare del tempo, i documenti mostrano una progressiva perdita di profitto. Alla fine dell'Ottocento, le testimonianze parlano di prezzi bassissimi (“3 o 4 franchi per 100 limoni”) a fronte di un lavoro durissimo e costante per proteggere le piante dal gelo invernale che, nonostante la progressiva conclusione della Piccola Età Glaciale, continuava a minacciare i raccolti.

“Conversando così, giungemmo in un autentico giardino; gli aranci, carichi al tempo stesso di frutti e fiori, emanavano profumi deliziosi, e le ville mostravano le loro facciate dipinte attraverso gruppi di alberi dal fogliame lucido. Presto il nostro ampio calesse entrò nella stretta e unica strada del borgo di Nervi [...] Tra tutti i borghi della Riviera di Genova, Nervi è il più favorito dal clima. Il monte Moro e il monte Greco gli fanno da barriera, garantendogli una primavera precoce: i limoni, i cedri e tutti gli alberi da frutto vi crescono in gran quantità, e la loro raccolta rappresenta una delle ricchezze del luogo, insieme ai prodotti della pesca.” [Musset P. (1855), Voyage pittoresque en Italie, partie septentrionale, Belin-Leprieur et Morizot, Paris, pp. 164-165]

agrumi

Fig. 1 – Versante terrazzato nella valle di Nervi utilizzato per floricoltura, olivicoltura e produzione di agrumi (foto di L. Brocada, 2020).

 

Di Lorenzo Brocada
 

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