Re-photographing Alto Garda: paesaggi storici e sguardi attuali

In una meteorologicamente imprevedibile giornata di inizio luglio, ci siamo (Lorenzo Brocada e la sottoscritta) avventurati in una ricognizione di terreno nell’Alto Garda trentino, tra Arco, Riva del Garda e Nago-Torbole.  L’obiettivo – raggiunto con successo nonostante un improvviso diluvio – era quello di scattare alcune fotografie ripetute a partire da una selezione di vedute e foto storiche realizzate tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento, reperite presso enti di conservazione locali (Biblioteca Civica di Riva del Garda, Biblioteca Civica di Arco, Biblioteca Comunale di Trento) e esteri (Nationalmuseum di Stoccolma). Si tratta di disegni, incisioni, cartoline, realizzate da e per i viaggiatori, i cui punti di vista hanno contribuito, nel tempo, a plasmare l’immaginario gardesano. 
La cosiddetta re-photography è la pratica di fotografare un paesaggio contemporaneo dallo stesso punto di vista adottato in rappresentazioni del passato. È un prezioso metodo di analisi dell’evoluzione di un territorio, già consolidato nella geografia storica, che ha consentito, in questo caso, di confrontare alcune documentazioni paesaggistiche di viaggiatori del passato con le configurazioni odierne del territorio oggetto del nostro interesse.
Amato dai turisti di varie epoche e provenienze (soprattutto dal Nord Europa), il territorio del Lago di Garda settentrionale offre un interessante caso di studio. Le sue rappresentazioni, iconografiche e testuali, sono numerosissime; in particolare, a partire dalla fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, quando sempre più viaggiatori iniziarono a deviare dal tradizionale asse di percorrenza nord-sud della valle dell’Adige per ammirare quel lago e quella “terra dove fioriscono i limoni” che tanto avevano affascinato Johann Wolfgang von Goethe nel suo Italienische Reise. L’immaginario turistico del Garda si è così progressivamente diffuso e consolidato, grazie alle testimonianze di scrittori e artisti, che spesso ricercavano e riproponevano immagini paesaggistiche e modelli rappresentativi preesistenti. La morfologia inconfondibile del territorio, con l’imponente e sublime (in senso romantico) anfiteatro di rocce a circondare l’estremità nord del lago, d’altronde, creava punti di vista così caratteristici da diventare quasi obbligati, come mostrano, ad esempio, gli schizzi, disegni e acquerelli, dello svedese Carl Johan Billmark (1804-1870), dell’inglese Edward Theodore Compton (1849-1921) o del tedesco Zeno Diemer (1867-1939) – solo alcuni tra i numerosi artisti nordeuropei che hanno contribuito a consolidare l’immagine visiva del Garda.
Le foto scattate durante la nostra ricognizione hanno tuttavia evidenziato la frequente perdita di scorci bucolici e pittoreschi immortalati dagli artisti ottocenteschi, a causa dell’antropizzazione delle sponde del lago e dell’implementazione della viabilità. Ne è un esempio la ri-fotografia di una veduta su Torbole del 1840 circa (presa da sud), disegnata da Louis Mayer e incisa da Albert Henry Payne (Fig. 1).

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Fig. 1. Torbole am Gardasee, Louis Mayer, Albert Henry Payne, 1836-1840, calcografia. Fonte: Biblioteca Digitale Trentina - Biblioteca Comunale di Trento, Incisioni del Trentino, TIR I\ e 010 / Fotografia attuale (luglio 2025).

L’intera piana del Basso Sarca, formata dall’immissario del lago nei pressi della sua foce, è stata interessata, in particolare dalla seconda metà del secolo scorso, da una considerevole espansione urbanistica e dei collegamenti stradali, con un impatto notevole sull’uso del suolo e sul paesaggio, un tempo molto più rurale. Questo è evidente nella comparazione tra una cartolina di inizio Novecento e la corrispondente fotografia odierna, entrambe scattate dal castello di Arco e rappresentanti la piana del fiume Sarca verso il lago (Fig. 2). 
 

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Fig. 2. Arco verso Sud - Arco gegen Suden, [1910], cartolina. Fonte: Biblioteca Civica di Arco “Bruno Emmert”, ARC283 / Fotografia attuale (luglio 2025).

Ciononostante, come già suggerito dalla costante ricerca da parte dei viaggiatori di prospettive e inquadrature influenzate da rappresentazioni fissate nel loro immaginario, e come mostra, ad esempio, la foto ripetuta di una veduta del vecchio porto di Riva del Garda, ai piedi del Monte Rocchetta, realizzata dallo svedese Carl Johan Billmark (1804-1870) durante il suo Pittoresk Resetour in Italia (1837-1838), determinate componenti visuali del paesaggio, legate alla particolare morfologia dell’area, continuano e continueranno orientare sguardi turistici e rappresentazioni (Fig. 3). 

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Fig. 3. Port de Riva, lac de Garda, le 23 juin 1898, Carl Johan Billmark, 1898. Fonte: Nationalmuseum Stoccolma, Free-hand drawings, NMH A 451982.

Le immagini di ieri e di oggi servono soprattutto a leggere gli elementi del paesaggio che si sono stratificati e trasformati in relazione a diverse fasi dello sviluppo turistico di una destinazione. La loro raccolta e il loro inserimento nel WebGIS del PRIN Envisioning Landscapes, attualmente in fase di completamento, permettono di riflettere sugli effetti delle narrazioni, rappresentazioni e percezioni territoriali, passate e odierne, sulla fruizione turistica di una destinazione storicamente attrattiva e sulle sue trasformazioni materiali.

Di Carolien Fornasari

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